31 gennaio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

L'indagine condotta da Luigi Luca Cavalli Sforza sulle analogie tra evoluzione culturale ed evoluzione biologica resta ancora oggi una fondamentale introduzione a qualsiasi discussione sui temi del valore della genetica nella cultura e delle reciproche influenze tra sfera naturale e sfera culturale. Soprattutto è un libro utile per capire cos'è la cultura. Cavalli Sforza ci ha regalato un affascinante affresco dell'innovazione e della conservazione culturale alternativo alle ricostruzioni incentrate esclusivamente sulla selezione genica, con conseguenze di grande rilievo per i nostri modi di concepire le differenze culturali, la presunta esistenza di "razze" umane, le culture nazionali e le loro relazioni.
Luigi Luca Cavalli Sforza, L'evoluzione della cultura, Codice 2016

Perché le giraffe hanno un collo così lungo e le zebre hanno le strisce? Che nesso c'è tra una folla di tifosi e un branco di gazzelle? Avete già provato un brivido di terrore sentendo nominare il tasso del miele? «Nulla in biologia ha senso se non alla luce dell'evoluzione», ha affermato un celebre genetista. Ma è una luce che proietta ombre strane, difficili da decifrare, e gli animali della savana hanno ancora molto da insegnarci. "Il torcicollo della giraffa" vi mostrerà il talento architettonico delle termiti, il ruolo del caso nella fuga delle gazzelle, la dittatura quotidiana cui sono soggetti gli elefanti e la democrazia che regna tra i bufali; vi parlerà dell'importanza della Via Lattea per gli scarabei stercorari e vi svelerà cosa hanno in comune i capezzoli umani e il pene della iena. Il giovane biologo Léo Grasset prende spunto da un soggiorno di sei mesi nello Zimbabwe per descrivere con stile brillante e ironico gli animali che popolano la savana, mettendone in luce le caratteristiche evolutive, talvolta ancora misteriose, e i comportamenti più curiosi.
Léo Grasset, Il torcicollo della giraffa, Dedalo 2016

"Forse un mattino andando in un'aria di vetro. .." Che cos'è un'"aria di vetro"? Quando pensiamo alle metafore, ci vengono in mente espressioni linguistiche come quelle delle poesie, in cui le parole evocano immagini non riducibili al significato letterale. Tuttavia la metafora è anche e soprattutto un potente strumento del pensiero in diversi ambiti del sapere e della vita pratica. Il volume è una guida alle principali teorie della metafora, ai processi di comprensione del significato metaforico, agli aspetti universali e culturali della metafora e alle sue applicazioni nei vari ambiti comunicativi (giornalismo, politica, pubblicità, arti, scienza, didattica).
Francesca Ervas, Elisabetta Gola, Che cos'è una metafora, Carocci 2016


Molti, moltissimi sono i crimini perpetrati durante il fascismo: dagli omicidi politici alle leggi razziali, dai rastrellamenti alle deportazioni. E numerosi furono anche i delitti riconducibili alla criminalità comune (quelli a sfondo sessuale, quelli consumati in famiglia e addirittura quelli a opera di serial killer ante litteram), ma che il regime in qualche modo tentò di nascondere, proprio perché doveva dare all'opinione pubblica l'idea che tutto funzionasse al meglio grazie a Mussolini. Questo libro si ripropone, analizzando il complesso periodo che va dalla marcia su Roma fino alla fine della seconda guerra mondiale, di raccontare i casi più eclatanti dell'epoca, con uno sguardo che però supera la mera cronaca nera per includere anche le stragi nazifasciste successive all'8 settembre 1943, quando l'Italia venne dilaniata dalle barbarie delle truppe tedesche d'occupazione con la complicità e l'attiva collaborazione di molti nostri connazionali.
Giuseppina Mellace, Delitti e stragi dell'Italia fascista, Newton Compton 2015

30 gennaio 2017

I nostri consigli

Nella vertiginosa polifonia che Zmeskal è qui chiamato a dirigere, le voci dei due amanti si levano con note particolarmente intense: la necessità di ricostruire un legame spezzato in modo innaturale innesca l'alchimia della narrazione, a cui le storie collaterali si legano come particelle di una stessa sostanza. La scrittura cuneiforme, giunta da una dimensione lontana nel tempo e nello spazio, cercherà di offrire un codice al contrario per la decifrazione e la ricomposizione della chimica dei sentimenti, in una narrazione che restituisce il senso più autentico dell'arte del romanzo.
Tomas Zmeskal, Lettera d'amore in scrittura cuneiforme, Safarà 2016



Correre 42 chilometri e 195 metri in meno di due ore è per molti un'impresa eroica, un sogno, un'ossessione. È il proprio Everest privato. La cui cima non è ancora stata raggiunta. Dall'ateniese Filippide al keniano Geoffrey Mutai, da Samuel Wanjiru a Bill Rodgers, sono molti i grandi atleti che ci hanno provato, hanno sofferto, hanno sfiorato il record, pagando a volte duramente la sconfitta. Per correre in meno di due ore 42 chilometri e 195 metri è necessaria una straordinaria combinazione di velocità, forza fisica e resistenza oltre a una spiccata capacità di pianificazione, a grandi risorse tecniche e a molto, molto coraggio. Mancano ancora 180 secondi. La maratona perfetta è lì, a pochi passi, chi la raggiungerà per primo?
Ed Caesar, Due ore, Einaudi 2016

Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati "Tre cuori in affitto", come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L'equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall'arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po' arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l'appassionata insegnante di italiano ,che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell'adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell'amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando "non dovrebbe".
Luca Bianchini, Nessuno come noi, Mondadori 2017

"L'una e l'altra" è un romanzo a specchio, composto da due lunghe novelle che si collegano e si richiamano a vicenda. Una è la storia di una ragazza che, nella Ferrara del Quattrocento, si finge maschio per portare avanti la carriera di pittore (Ali Smith la immagina come segreto alter ego di Francesco del Cossa, autore degli splendidi affreschi conservati nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia); l'altra è la storia di Georgia - detta George - una sedicenne di oggi che si trova a fare i conti con l'improvvisa morte della madre, attivista politica forse tenuta sotto sorveglianza, pochi mesi dopo una visita a quegli stessi affreschi
Ali Smith, L'una e l'altra, Big Sur 2016

27 gennaio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

"La civiltà umana", spiega Johan Huizinga nel celebre Homo ludens, "sorge e si sviluppa nel gioco." Ogni giorno partecipiamo a un gioco, quando ci muoviamo in società, quando facciamo sport, quando leggiamo un libro; momenti ludici in cui cambiamo identità, recitiamo una parte o riproduciamo situazioni simboliche. Un'attività complessa ma naturale che permea, spesso in modo inconsapevole, le nostre vite.
AA.VV., L'umanità in gioco, UTET 2017





Il libro - basato su una ricerca etnografica svolta durante il Funerale Boroboro con Kleber Meritororeu in Mato Grosso - focalizza tensioni, conflitti e scambi tra tradizione e mutamento nelle aldeias (villaggi) di Meruri e Garcas. Parola chiave in senso metodologico, politico e narrativo è auto-rappresentazione. I Boroboro sono performers e interpreti del loro funerale attraverso istanze sacrali e tecnologie digitali, coinvolgimenti alterati e svolgimenti filosofici.
Massimo Canevacci, La linea di polvere - La cultura boroboro tra tradizione e mutamento e auto-rappresentazione, Meltemi 2017




La filosofia politica esiste? Una domanda simile sembrerebbe inopportuna: innanzitutto perché la riflessione sulla comunità, sulla legge e sul suo fondamento si trova all'origine della nostra tradizione filosofica, e non ha mai smesso di animarla; e poi perché, da qualche tempo, la filosofia politica va affermando a gran voce il suo ritorno. Ma questa filosofia politica "ritrovata" non sembra affatto spingere la sua riflessione al di là di ciò che gli amministratori dello Stato possono argomentare sulla democrazia e sulla legge, sul diritto e sullo Stato di diritto. In sostanza, tutto quello che sembra in grado di garantire è la comunicazione tra le dottrine classiche e le ordinarie forme di legittimazione degli Stati democratico-liberali.
Jacques Rancière, Il disaccordo, Meltemi 2016

Una drammatica narrazione per immagini di un viaggio nell'abisso oscuro della storia del Novecento. Tra la fine del 1943 e l'aprile del 1945, Pierre Mania e Auguste Favier, due artisti francesi membri della Resistenza deportati nel lager di Buchenwald, raffigurarono in un ciclo di disegni l'inferno concentrazionario nazista in tutti i suoi aspetti. Il viaggio verso il campo nei vagoni piombati, i degradanti rituali d'ingresso, la violenza omicida delle Ss e dei kapo, le inumane condizioni di vita e di lavoro, l'estenuazione dei corpi, i supplizi inferti ai singoli, le montagne di cadaveri in attesa dei forni. Oltre alle vedute d'insieme, anche una serie di ritratti dei compagni di prigionia. La vita e la morte a Buchenwald rappresentate meticolosamente con l'aiuto del comitato clandestino interno al campo, che riuscì a rifornire i due artisti di carta e matite, proteggendoli nella loro pericolosa attività di testimonianza. Una parte dei lavori andò dispersa. Il nucleo superstite di 78 disegni venne pubblicato nel 1946 a Lione. Nel volume vengono riproposti tutti i disegni, accompagnati dalla traduzione italiana dei testi originali e da un ricco apparato di saggi.
Pierre Mania, Auguste Favier, Buchenwald 1943-1945, Cierre Edizioni 2016

26 gennaio 2017

I nostri consigli

Sono passati dieci anni da quando gli Haldmarne hanno lasciato i modesti agi della vita di città per tornare alla terra di famiglia. Kerrin, Merle e Marget sono diventate grandi in campagna, divise tra i doveri pesantissimi del lavoro quotidiano e l'incanto dell'infanzia passata all'aria aperta, respirando paesaggi che mutano di ora in ora. Mentre per Marget e Merle la natura è fame e cibo insieme, e riesce a placare le loro ansie di crescita, Kerrin è selvatica e strana rosa da un'inquietudine feroce che nemmeno la salda presenza della madre riesce a contenere. La terra è gravata da un'ipoteca che pesa come un macigno sull'anima già inasprita del padre e sparge insicurezza in famiglia. Mentre una siccità senza tregua devasta i raccolti, ad alleviare le fatiche degli Haldmarne arriva un giovane uomo assoldato come bracciante. Grant ha studiato, è stato in città; riesce a far sorridere le ragazze, a distrarle, ma anche a dividerle. E intanto la pioggia non arriva, e le stravaganze di Kerrin sfociano in una vena di follia. È Marget, ora che è novembre e tutto si è concluso, a raccontarci la storia di una famiglia che si sgretola, del mondo agreste che là fuori si sfalda sotto un sole impietoso, delle disgrazie che si abbattono una dopo l'altra sugli Haldmarne e sui loro vicini, senza risparmiare nessuno.
Josephine Johnson, Ora che è novembre, Bompiani 2016

Fare un sacco di soldi, a tutti i costi. Vittorio non ha dubbi: è questo l'unico modo di fuggire al grigiore della sua vita attuale. Sceneggiatore appassionato e idealista, a soli trent'anni è già riuscito sia a sfondare che a clamorosamente fallire; d'altronde l'avere rotto il naso al regista con cui lavorava con profitto non è certo un bel biglietto da visita per i produttori, e oggi la sua carriera è decisamente in stallo. Nel disperato tentativo di cambiare il corso alle cose, in un sussulto di ambizione e follia Vittorio decide di investire tutti i suoi risparmi nell'affitto di un sontuoso appartamento in pieno centro a Roma: perché si sa, per diventare ricchi bisogna innanzitutto cominciare a comportarsi da ricchi. Così, tra donne, alcol, droga e passeggiate con il naso all'insù in una Roma dalla bellezza che stordisce, il bisogno di soldi diventa presto una drammatica urgenza. Ed è proprio quando sta per rassegnarsi una volta per tutte al fallimento economico che Vittorio si imbatte nel senatore, un ricco ultraottantenne ieratico e sapiente con l'ossessione del gioco d'azzardo. (...)
Andrea Piva, L'animale notturno, Giunti 2017

Ambientato sulla costa mediterranea della Turchia, in uno scenario favoloso di mare, ulivi e vigne, ma anche teatro di conflitti ed emozioni violente, il romanzo di Altan racconta l'arrivo di uno scrittore in una cittadina lacerata da lotte tra bande per il controllo di traffici e del potere. All'inizio l'uomo si tiene in disparte e cerca di approfittare della bellezza dei luoghi e della sua estraneità per ritrovare il filo della sua vocazione di scrittore, smarritosi dopo anni di successi e fallimenti. Ma la passione erotica incontrollabile per una donna che si rivelerà al centro delle lotte locali lo spinge a entrare nel gioco delle alleanze e degli scontri armati.
Ahmet Altan, Scrittore e assassino, Edizioni E/O 2016


Stella si è costruita un'esistenza di affetti sereni e sicurezze quotidiane: un bambino amatissimo, un marito attento, un buon lavoro, una bella casa. Un giorno Ivo suona alla sua porta spalancandola d'un colpo sul passato. Ivo e Stella hanno condiviso un'infanzia faticosa, impigliati nelle trame sentimentali dei loro genitori, lanciati verso una tragedia che legherà per sempre l'uno all'altra i figli. Bambini, sono cresciuti nella simbiosi dolce e disperata di due fratelli adottivi affidati all'amore eccentrico di una vecchia zia che li ha lasciati correre pomeriggi interi a piedi nudi nel forte vento del Mare del Nord, sulle sue spiagge luminose. Più grandi, sono diventati quegli amanti che non riescono a stare lontani e finiscono per distruggersi per troppa vicinanza. Poi si sono separati con uno strappo violento. Ma ora Ivo è tornato e Stella capisce che tutto il mondo che ha così caparbiamente costruito e tutte le sue difese stanno per crollare. Non resta loro che un'ultima possibilità, un lungo viaggio in Georgia, per liberarsi dal trauma sepolto che li lega e per liberare, forse, il loro amore.
Nino Haratischwili, Il mio dolce gemello, Mondadori 2013

25 gennaio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Crisi economica e terrorismo, malattie, criminalità, droga, pedofilia hanno un elemento in comune: la paura che incutono. Spesso smisurata e contagiosa, questa paura è in grado di condizionare le nostre esistenze: spinge a minimizzare i rischi, a limitarsi - a non viaggiare, non uscire, non mangiare ciò di cui non si conosce l'origine, in breve, a non fidarsi - e ad accettare sempre più sofisticate forme di controllo pur di sentirsi "al sicuro" Ma al sicuro da cosa? Le nostre vite sono talmente protette che possiamo permetterci di focalizzare l'attenzione su pericoli soltanto potenziali, che nella vita non si realizzeranno mai. La paura è un sottoprodotto del benessere e ha un potere tale che può addirittura "affascinare": è questa la tesi sostenuta dall'autore nella sua battaglia contro quella che considera una delle principali limitazioni di libertà dell'uomo moderno.
Lars Fr. H. Svendsen, Filosofia della paura, Castelvecchi 2017

Il dolore è un'esperienza forzata e violenta dei limiti della condizione umana. È una figura aliena e divorante che non lascia requie con la sua incessante tortura. Paralizza l'attività del pensiero e l'esercizio della vita. Pesa sul gioco del desiderio, sul legame sociale. Altera il senso della durata e colonizza i fatti più importanti della giornata, trasformando la persona in uno spettatore distaccato che fa fatica a interessarsi all'essenziale. Il dolore isola, costringe l'individuo a una relazione privilegiata con la propria pena. Al tempo stesso, è una minaccia temibile per il senso d'identità: lacera la coscienza e schiaccia l'uomo su un senso dell'immediato privo di prospettiva, dandogli l'impressione che il suo corpo sia altro da sé. Incomunicabile, il dolore suscita il grido, il lamento, il pianto o il silenzio, tutti fallimenti della parola e del pensiero. (...)
David Le Breton, Antropologia del dolore, Meltemi 2016

Cosa accadde in Europa Occidentale al termine della Seconda guerra mondiale? Lo scrittore Paul Sérant riapre una pagina di storia dimenticata, allo scopo di riportare l'attenzione sull'epurazione avvenuta in Europa Occidentale e sulla repressione politica che fu messa in atto in diverse nazioni al termine del conflitto più sanguinoso che l'umanità abbia mai conosciuto. Attraverso una precisa ricostruzione dei fatti, Sélant ricorda che la fine di una guerra non coincide mai con la firma di un trattato o con una data stampata su un libro di storia.
Paul Sérant, I vinti della liberazione, OAKS 2016



"Questo libro parla della gioia di osservare il mondo. È un testo autobiografico, però non riguarda tanto me quanto le cose che ho visto. Sono affascinato dal mondo che mi circonda e da quello che sono riuscito a vedere e a registrare in sessant'anni di osservazione, prima come studioso del comportamento animale e poi come studioso del comportamento umano. Per tutta l'infanzia sono stato attorniato da animali: dividevo con essi perfino la carrozzina. Da grande ho studiato zoologia e sono diventato etologo. I miei studi sul comportamento animale mi hanno condotto allo Zoo di Londra, dove ho ricoperto la carica di conservatore di mammiferi. Poi le mie ricerche sugli scimpanzé mi hanno spinto ad analizzare il più affascinante di tutti gli esemplari: la scimmia nuda. In questo libro introdurrò il lettore nei vari scenari della mia vita: da uno studio televisivo nello Zoo di Londra a una casa di geishe a Kyoto; da una sperduta tribù africana a un casinò di Las Vegas; dalla 'dolce vita' mediterranea alla dura realtà della malavita di Los Angeles. Ammetto che ho spesso sorriso del lato più leggero della vita o riso di gusto delle bizzarre manie e idiosincrasie dell'umanità, ma non me ne scuso. È indubbiamente una mia debolezza, ma credo che renderà più gradevole la lettura."
Desmond Morris, Un cervo in metropolitana, Mondadori 2017

24 gennaio 2017

I nostri consigli

Londra. In un afoso mattino dell'8 luglio 1895 Robert Coombes, tredici anni, accoltella la madre. A sangue freddo. Poi insieme al fratello va ad assistere a una partita di cricket. Per dieci giorni i due ragazzini vivono liberi e abbandonati a se stessi nelle strade di uno dei più poveri quartieri della città, fino a quando il delitto non verrà scoperto. Ma la vita di Robert non finisce qui, e neppure la sua storia. Kate Summerscale segue le piste della realtà come un detective offrendoci la ricostruzione di un omicidio vero che si legge come un giallo, ma insieme anche il racconto di un'adolescenza perduta e della possibilità di rifarsi una vita.
Kate Summerscale, Il ragazzo cattivo, Einaudi 2017


Lilith nasce con gli occhi verdi. Lilith nasce alla fine dell'Ottocento, all'interno della tenuta Montpelier, una piantagione di cotone giamaicana, in cui dominano il razzismo e la violenza. Un vero e proprio campo di concentramento dove i confini tra bene e male, giusto e sbagliato, lucidità e follia diventano via via sempre più labili e indistinguibili. Lilith, nonostante gli occhi verdi, è nera, dunque schiava, e cresce, praticamente sola fino a quando non le verrà proposto di unirsi alle "donne della notte", un gruppo di schiave, una sorellanza che sta cercando di ribellarsi alla schiavitù, alla violenza, agli stupri. Ma Lilith è un personaggio complesso, irrisolto, a modo suo feroce. È convinta che i suoi occhi verdi - prova che suo padre era un bianco - la rendano non solo diversa, ma migliore rispetto alle altre schiave. I suoi piani, perciò, sono molto più ambiziosi rispetto all'organizzare una semplice rivolta: "a volte vorrebbe che il grande Dio venisse a trascinare di nuovo via tutti fra le acque. La piantagione, la tenuta e la contea. Il paese e il mondo. Magari così tutti ricomincerebbero daccapo e gli schiavi sarebbero liberi e i liberi sarebbero schiavi".
Marlon James, Le donne della notte, Frassinelli 2016

Dagli anni Venti agli anni Cinquanta del secolo scorso l'Iran, paese fortemente tradizionalista e con un impressionante tasso di analfabetismo, conosce un periodo di modernizzazione. Il primo motore di questa apertura alla modernità e all'Occidente è Reza Khan, diventato scià grazie a un colpo di Stato, che limita il potere temporale dei religiosi, istituisce l'istruzione obbligatoria aprendo scuole in maniera capillare e proibisce l'uso del chador. Dal 1950 al 1953 l'Iran vive addirittura un periodo di autentica democrazia con il governo Mossadeq, finito in un colpo di Stato pilotato dagli anglo-americani che porterà al ritorno dell'assolutismo e, pochi anni dopo, all'integralismo degli ayatollah. Giardini di consolazione è la saga di una famiglia iraniana durante quel movimentato trentennio. Da un paese di rara bellezza ma stritolato da un feudalesimo teocratico alle convulsioni della modernizzazione, dei colpi di stato e delle rivoluzioni, i tre protagonisti conosceranno i cambiamenti della condizione femminile, l'affacciarsi del benessere, lo sradicamento culturale, l'arroganza clericale, i benefici dell'educazione. 
Parisa Reza, Giardini di consolazione, Edizioni E/O 2017

Cosa resta di un viaggio nei deserti americani? La luce accecate, la polvere, le ghost town e altre reliquie dell'abbandono - un ippodromo-astronave, le rive di un lago fossile, un cimitero di aeroplani. Restano pagine fitte di appunti raccolti in ottomila chilometri costellati di imprevisti e digressioni attraverso California, Arizona, Nevada, New Mexico, Texas e Louisiana. A percorrerli, con Giorgio Vasta, ci sono il fotografo Ramak - camicia hawaiana, sorriso cordiale, e una spiccata attitudine a complicarsi la vita - e Silva, pianificatrice e baricentro razionale del viaggio. Doveva essere un reportage, una guida letteraria, ma quando ciò che accade nel deserto - per eccellenza luogo di miraggi e sparizioni - si rivela il preludio di quello che succederà nella vita dello scrittore al suo ritorno, l'asse del libro si modifica: le persone diventano personaggi, e per Vasta il viaggio negli spazi americani diventa un viaggio nella propria immaginazione. A fare da contrappunto, le fotografie di Ramak Fazel, che del racconto sono espansione, verifica e, allo stesso tempo, smentita.
Giorgio Vasta, Ramak Fazel, Absolutely nothing, Quodlibet 2016

23 gennaio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Nel gennaio del 1945 Primo Levi fu liberato da Auschwitz e da lì intraprese il lungo viaggio di ritorno a Torino attraverso l'Europa occupata dai russi e dagli americani. Vent'anni dopo raccontò quest'esperienza nella Tregua. Tra l'ottobre del 2004 e l'estate del 2005, Marco Belpoliti e il regista Davide Ferrario si sono messi sulle tracce dello scrittore per trarne un film, La strada di Levi. In un percorso a tappe che li ha portati dalla Polonia all'Ucraina, dalla Bielorussia alla Moldavia, dalla Germania all'Austria, hanno visitato i luoghi in cui era passato Levi, documentando quello che vedevano e ascoltando le storie che quei posti e le persone che li abitavano avevano da dire loro. Da questa esperienza è nato anche il volume di Belpoliti La prova: un taccuino di viaggio, un racconto fatto di parole, fotografie e disegni nei luoghi della Tregua per capire l'Europa che sarebbe venuta.
Marco Belpoliti, La prova, Guanda 2017

"Credo di non essere la persona più adatta a scrivere un libro sulla speranza: per me, il proverbiale bicchiere non solo è mezzo vuoto, ma con buona certezza contiene un liquido disgustoso e potenzialmente letale. La filosofia di alcuni è 'mangia, bevi, sii contento, perché domani si muore', quella di altri, a me senza dubbio più congeniali, è 'domani si muore'". Eppure, sostiene il grande critico inglese Terry Eagleton, può davvero sperare proprio chi non è ottimista. L'autentica speranza non è allegria, non è idealismo: essa nasce da un coraggioso confronto con le difficoltà della vita, con le tragedia della storia. Solo questo confronto può portare la salvezza.
Terry Eagleton, Speranza (senza ottimismo), Ponte alle Grazie 2017


È un business sofisticato quello che ogni giorno fa approdare migliaia di rifugiati sulle nostre coste. Chi lo controlla? Una nuova categoria di criminali, nata dalle disastrose risposte occidentali alla tragedia dell'11 settembre e dal collasso economico e politico di molti Stati-chiave in Africa e Medioriente. Tutto è cominciato con il traffico di cocaina, trasportata dalla Colombia in Europa lungo le rotte transahariane. Le stesse rotte sono servite per far perdere le tracce di decine di ostaggi occidentali, rapiti per finanziare gruppi terroristici e bande criminali dopo la destabilizzazione della Siria e dell'Iraq e l'ascesa dell'Isis. Oggi su quelle piste viaggia un'altra merce: esseri umani, a milioni, in fuga da guerre e povertà verso un Occidente che credono più accogliente e ricco di quanto non sia. Un commercio che costa migliaia di vite, e che vale miliardi.
Loretta Napoleoni, Mercanti di uomini, Rizzoli 2017

È il 7 gennaio del 1980 quando Gay Talese, all'epoca impegnato nell'imminente pubblicazione del suo bestseller La donna d'altri, riceve una lettera scritta a mano e anonima. Il mittente è un uomo del Colorado, che dice di aver "appreso del suo attesissimo studio sul sesso in America" e "di poter contribuire con alcune importanti informazioni". Nel seguito di quella lettera l'autore rivela a Talese qualcosa di inconfessabile: alla fine degli anni Sessanta ha acquistato il Manor House Motel, alla periferia di Denver, per soddisfare le proprie tendenze voyeuristiche. Sotto il tetto della struttura ha costruito una "piattaforma d'osservazione", e da lì, attraverso dei finti condotti di ventilazione, da anni osserva gli ospiti ignari. Talese, incuriosito e intenzionato a scriverne, incontra l'uomo - Gerald Foos - in Colorado qualche settimana dopo, e visita il motel. Foos, però, dichiara di voler rimanere anonimo, il giornalista non accetta e decide che questa storia non sarà raccontata. Passano gli anni, Talese rimane in contatto con Foos, che gli invia pagine e pagine del suo Diario del Voyeur, un registro in cui ha annotato le abitudini, i vizi, le passioni dei suoi ospiti - coppie sposate, amanti occasionali, omosessuali, vedove, escort, e tanti altri - pensando a sé come a un pioniere della ricerca sul sesso. Quello che ne risulta è uno spaccato della sessualità in America tra gli anni Settanta e i Novanta, l'istantanea di una nazione che sta vivendo gli aspri effetti della guerra in Vietnam, i giorno della Rivoluzione Sessuale, della desegregazione.
Gay Talese, Motel Voyeur, Rizzoli 2017

20 gennaio 2017

I nostri consigli

Tom Keely, ex ambientalista impegnato molto noto, ha perso tutto. La sua reputazione è distrutta, la sua carriera è a pezzi, il suo matrimonio è fallito, e lui si è rintanato in un appartamento in cima a un cupo grattacielo di Fremantle, da dove osserva il mondo di cui si è disamorato, stordendosi con alcol, antidolorifici e psicofarmaci di ogni sorta. Si è tagliato fuori, e fuori ha intenzione di restare, nonostante la madre e la sorella cerchino in ogni modo di riportarlo a una vita attiva. Finché un giorno s'imbatte nei vicini di casa: una donna che appartiene al suo passato e un bambino introverso. L'incontro lo sconvolge in maniera incomprensibile e, quasi controvoglia, permette che i due entrino nella sua vita. Ma anche loro nascondono una storia difficile, e Keely presto si immerge in un mondo che minaccia di distruggere tutto ciò che ha imparato ad amare, in cui il senso di fallimento è accentuato dal confronto continuo con la figura del padre, Nev, un gigante buono impossibile da eguagliare.
Tim Winton Il nido, Fazi 2017

Ucraina, ultimo anno di guerra. Sfuggito per un soffio alla deportazione, Edmond a diciassette anni è entrato in una banda di partigiani ebrei capeggiata dal carismatico Kamil. Gli addestramenti quotidiani, la vita comunitaria, le incursioni per procurarsi viveri e armi lo hanno irrobustito nella mente e nel corpo, facendo del liceale di buona famiglia, scombussolato dai primi turbamenti amorosi un uomo pronto a fronteggiare la morte e - quel che per certi versi sembra ancora più difficile - le proprie radici e i ricordi: la fede degli avi, il distacco dai genitori e la distanza emotiva, l'indifferenza nei loro confronti nell'ultimo periodo trascorso insieme, che ora gli appare imperdonabile. Stare con i partigiani di Kamil - fra i quali spiccano per la luminosa umanità il vicecomandante Felix, nonna Tsirel, la cuoca Tsila, il gigante Danzig, che si occupa con infinita tenerezza di un trovatello, e tanti altri - significa riscattarsi, riguadagnare uno scopo che rende la vita sopportabile e degna di essere vissuta (...). Dopo essersi temprato nella terra dell'acqua, una regione paludosa perfetta per la guerriglia contro gli occupanti tedeschi, il gruppo intraprende infine una lunga ascesa verso la vetta, il luogo ideale per mettersi in sicurezza e realizzare l'obiettivo più ardito: far deragliare i treni detinati ai lager, in attesa di poter tornare a casa.
Aharon Appelfeld, Il partigiano Edmond, Guanda 2017

Mosca, 21 giugno 1922. Il conte Aleksandr Il'ic Rostov, decorato con l'Ordine di Sant'Andrea, membro del Jockey Club, Maestro di caccia, viene scortato attraverso i cancelli del Cremlino che danno sulla Piazza Rossa fino alla suite 317 del Gran Hotel Metropol. Il "Comitato d'Emergenza del Commissariato del Popolo", il tribunale bolscevico l'ha condannato, senza remore e senz'appello, a trascorrere il resto dei suoi giorni agli arresti domiciliari per essersi "irrevocabilmente arreso alle corruzioni della propria classe sociale". La condanna non ammette errori: se mai dovesse mettere un piede fuori dal Metropol, il Conte sarà fucilato. I baffi incerati distesi come le ali di un gabbiano e il portamento fiero nel suo metro e novanta di altezza, Rostov è un gentiluomo colto e arguto, un anfitrione nato, niente affatto intenzionato a lasciarsi scoraggiare dinanzi a un simile rovescio della fortuna: decide di affrontare la prigionia mantenendo la propria determinazione nella praticit delle cose, al pari di un novello Robinson Crusoe. (...)
Amor Towles, Un gentiluomo a Mosca, Neri Pozza 2017

Animazioni e incantamenti si apre con Il chiodo in testa e La bottega dei mimi, uno stralunato romanzo epistolare dalla forte componente erotica e una serie di (pseudo) didascalie "teatrali" a corredo di azioni mimiche Due testi mai più riproposti dal 1974 e dal 1977 - quando vennero pubblicati da una raffinata sigla di edizioni d'arte, la Nuova Foglio Editrice di Pollenza -, due "oggetti soffici" impossibili da circoscrivere e definite e sostanziati del rapporto - obliquo, instabile, appunto "soffice" - fr ale parole di Celati e le immagini di Carlo Gajani, che precedette Luigi Ghirri quale mentore del narratore nell'intersezione fra scrittura letteraria e immagine fotografica. In essi mai l'una si fa didascalia, né l'altra illustrazione vivendo invece di un felice rapporto di insubordinazione reciproca. Seguono, nel volume, un'ampia scelta di scritti, mai raccolti in precedenza, che Celati ha dedicato in un lungo arco di tempo alle immagini dell'arte e della fotografia.
Gianni Celati, Animazioni e incantamenti L'Orma 2017

19 gennaio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Da una parte il medico, che tasta il polso e scruta le urine, dall'altra il prete, pronto a somministrare la benedizione con l'olio santo; al centro, in un letto, il malato. Una scena classica che rappresenta, secondo l'autore, i tre protagonisti della tragedia umana: "l'uomo sofferente, assistito dal medico del corpo e dal medico dell'anima, da cui dipendono la sua salute terrena e la sua felicità eterna". Quella tra Chiesa e medicina e, più in generale, tra religione e scienza, è una storia piena di conflitti e contraddizioni, in cui un ruolo fondamentale è svolto dalla sfera morale e dalla concezione stessa della vita umana.
Georges Minois, Il prete e il medico, Dedalo 2016


Le tesi elaborate in questo libro ormai classico non hanno mai smesso di suscitare un'eco estesa ben oltre il mondo degli studiosi. L'espressione "familismo amorale", coniata da Banfield per spiegare l'arretratezza, o meglio la mancanza di reazione all'arretratezza, di Montegrano (dietro cui si nasconde Chiaromonte, in Basilicata, alla metà degli anni '50), è diventata di uso corrente per etichettare una molteplicità di fenomeni, ma soprattutto per individuare un presunto "difetto" fondamentale della società italiana. Avverso allo spirito di comunità, disposto a cooperare solo in vista di un proprio tornaconto, il familista amorale si comporta secondo la seguente "regola aurea": massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare, nel presupposto che tutti gli altri agiscano allo stesso modo. Una interpretazione discussa ma di indubbia efficacia nell'indicare i guasti provocati dalla cronica carenza di senso civico.
Edward C. Banfield, Le basi morali di una società arretrata, Il Mulino 2010

Chiamatelo pure come credete, tanto nessuno dei soprannomi assegnati a san Gennaro ('O Guappone, faccia 'ngialluta, l'Avvocato...) riesce a esprimere totalmente la sua storia - bistrattata, perfino dalla Chiesa - e il percorso politico-religioso che l'ha imposto sul trono della città di Napoli. Ai suoi piedi si è accumulato un patrimonio più ricco del tesoro della regina d'Inghilterra e degli zar di Russia; conta 25 milioni di devoti, eppure i fedeli lo hanno più volte accusato di tradimento e destituito con un colpo di spugna. Braccato dalla scienza, indagato dagli occultisti e osannato dai credenti, tirato per la mitra da Benevento e dalla Calabria che lo reclamano, san Gennaro è sempre nell'occhio di un ciclone, proprio com'è il luogo di culto del martire: di esclusiva proprietà della cittadinanza, benché all'interno della cattedrale partenopea. Ma, chi era realmente san Gennaro? E come mai del prodigio del sangue non c'è traccia fino a oltre mille anni dopo il martirio? Un viaggio contromano nell'universo del vescovo decollato che non piace al Vaticano al punto da retrocederlo. Un'incursione a trecentosessanta gradi tra i "vincoli carnali" che congiungono il campione di Napoli al suo popolo, e tra gli arcani che fanno di Januarius l'ultima divinità pagana della città.
Maurizio Ponticello, Un giorno a Napoli con san Gennaro, Newton Compton 2016

Da un bassorilievo del II secolo che rappresenta il primo giorno del mondo, con il dio orfico Phanes al centro contornato dallo zodiaco - bassorilievo al quale si ispirarono, senza mai menzionarlo, diversi artisti cinquecenteschi - alla raffigurazione di un drago immortale le cui radici risalgono fino a un antico dramma indiano; da un raro amuleto giudaico-cristiano del XVI secolo, subito condannato dalla Chiesa, alla singolare incongruenza astrale, coniugata con la teoria dei quattro elementi, del ciclo decorativo del celebre Studiolo di Francesco I de' Medici: quattro storie raccontano la sorprendente migrazione delle immagini simboliche attraverso tempi e luoghi distanti - un cammino che non ha diluito i pensieri e le idee che a quelle immagini hanno dato forma, ma ne ha anzi arricchito la trama concettuale.
Mino Gabriele, Il primo giorno del mondo, Adelphi 2016

18 gennaio 2017

I nostri consigli

Su una spiaggia del mar Arabico viene rinvenuto il corpo di una donna. È nuda e la sua pelle è incrostata dal sale. Si tratta di Paz, artista spagnola fuggita da un'Europa che le stava troppo stretta, e a riconoscerla viene chiamato César, l'ex-marito. Sconvolto dalla scoperta César decide di raccontare al piccolo Hector, loro figlio, la storia della madre, una donna solare, inquieta, incredibilmente dotata: il primo incontro, il debutto e poi l'ascesa di Paz nel mondo dell'arte, la vita insieme fino all'arrivo di Hector e la fine del matrimonio. Tra tesori della Vecchia Europa e megalopoli del Nuovo Mondo, tra marmi antichi e fine sabbia di spiagge lontane, Immersione è la storia di una coppia in balia di un'epoca, la nostra, in cui è sempre più difficile amare.
Christophe Ono-Dit-Biot, Immersione, Bompiani 2016

Ripicche, discordie e processi sono al centro del secondo volume della Saga dei Forsyte. Soames, uomo senza scrupoli protagonista de Il Possidente, divorato dalla frustrazione e dalla gelosia, decide di portare in tribunale sua moglie Irene, dopo aver scoperto l'affaire della donna con l'architetto Bosinney. Irene scappa a Parigi e instaura un forte legame con il più ribelle dei Forsyte, Jolyon, cugino di Soames. In una spirale di vendetta, Soames decide di accusarla di adulterio per ottenere il divorzio da una donna che non lo ha mai voluto. A colpi di sentenze, equivoci e arringhe, nasceranno amori e alleanze, e una nuova generazione di Forsyte dovrà assumersi il peso delle colpe dei propri padri.
John Galsworthy, In tribunale, Elliot 2016

Nel 1935, quando Gli huligani viene pubblicato in Romania, Mircea Eliade ha solo 28 anni, ma nel suo paese è già molto celebre. Il romanzo ottiene immediatamente un grande successo e diviene un caso editoriale. (...) Attraverso la descrizione lucida e ironica della giovane borghesia romena affascinata dall'ideologia fascista e intossicata da un mito collettivo, Eliade dà un volto agli huligani, quella generazione della barbarie nouvelle che vuole affermare se stessa costruendo l'uomo nuovo, l'unico - degno e coraggioso - del quale la Romania potrà andare fiera. L'accattivante impianto narrativo e le multiformi sfaccettature dei personaggi e dei loro sentimenti creano un'atmosfera che molto più di qualsiasi saggio prelude alle tragedie che incombono sull'Europa.
Mircea Eliade, Gli huligani, Calabuig 2016

"Eravamo nel 1964, stava per succedere di tutto." Le ragazze americane scoprono le minigonne, fumano per strada, conquistano nuove libertà. Ma Eileen Dunlop non è come le altre ragazze, non cerca di rendersi attraente, non ascolta i Beatles e on guarda Ed Sullivan alla tv, non le interessano le cose divertenti o popolari. Vive con il padre alcolizzato in una cittadina di periferia, in un quartiere con le strade fiancheggiate da alberi e gente piena di senso civico: un posto che sembra meraviglioso, a passarci in macchina. Lavora in un riformatorio per adolescenti maschi, fa seguire le regole come le ha insegnato la sua educazione conservatrice e cattolica. Timbra il cartellino in entrata e in uscita, timmorosa di essere punita o esclusa: nessuno potrebbe dire di lei che è una pervertita, una ladra o una bugiarda. La vita di Eileen potrebbe scorrere così per sempre, noiosa e spenta come le sue gonne di lana al ginocchio e le calze spesse. Ma non accade. Perché Eileen in realtà è una furia, i pensieri sempre in movimento, la mente come quella di un assassino. È il 1964 e la libertà non è lontana. E se la libertà avesse un nome ambiguo e seducente come Rebecca Saint John? L'impeccabile direttrice del carcere, dagli occhi di uno strano azzurro piscina tropicale e modi pazzi dei ricchi straordinariamente belli? Forse, senza Rebecca, Eileen avrebbe passato il tempo giurando a Dio che sarebbe cambiata, sarebbe diventata una vera signora, tenuto un diario, sarebbe andata in chiesa, avrebbe pregato (...) Forse, senza Rebecca, Eileen non si sarebbe fatta strada da sola, un'orfana che si allontana in macchina in una gelida mattina di Natale...
Ottessa Moshfegh, Eileen, Mondadori 2017

17 gennaio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Il 18 maggio del 1291, dopo un drammatico assedio, Acri, l'opulenta capitale del regno crociato di Gerusalemme, cadeva sotto i colpi d'un giovane ma ambizioso sultano mamelucco, seguita dieci giorni dopo dal castelletto templare, teatro dell'estrema difesa cittadina. Cessava così, dopo quasi due secoli, la presenza crociata in Terrasanta. L'Occidente metabolizzò il fatto con un gran vociare e molte recriminazioni, ma senza impegnarsi attivamente per recuperare quanto perduto. In questo libro, la fine degli stati crociati è letta nel contesto più generale dei sommovimenti che interessarono il territorio siro-palestinese nel corso del XIII secolo.
Antonio Musarra, Acri 1291 - La caduta degli stati crociati, Il Mulino 2017


Come più tardi in Vietnam, anche in Corea la dissoluzione postbellica d'un possedimento coloniale (nel caso, giapponese) generò due stati, l'uno nell'orbita americana e l'altro in quella russa e cinese. L'attacco della Corea del nord comunista a quella del sud nel giugno 1950 determinò l'intervento americano: uno scontro fra mondo comunista e mondo occidentale su cui aleggiò lo spettro di una guerra nucleare. Nel contesto degli equilibri mondiali del dopoguerra il conflitto fu gravido di conseguenze, dall'ingresso della Germania nella Nato al trattato di pace con il Giappone, dall'emergere della Cina sulla scena mondiale all'impegno anticomunista statunitense.
Steven Hugh Lee, La guerra di Corea, Il Mulino 2016


Il 31 ottobre 1937, gli stabilimenti Temmler registrarono all'Ufficio brevetti di Berlino la prima metilanfetamina tedesca. Nome commerciale: Pervitin. La nuova versione dei farmaci "rivitalizzanti" si diffuse in maniera capillare nella società dell'epoca. "L'eccitante esplose come una bomba, dilagò come un virus e iniziò ad andare a ruba, diventando ben presto normale quanto bere una tazza di caffè." Lo prendevano studenti e professionisti per combattere lo stress, centraliniste e infermiere per star sveglie durante il turno di notte, chi volgeva pesanti lavori fisici per superare la fatica; e lo stesso valeva per i membri del partito e delle SS. Nel 1939, grazie a Otto Ranke, fisiologo della Wehrmacht, il farmaco prende piede in ambito militare. Anche Mussolini - il paziente "D" - fu tenuto sotto stretta sorveglianza dai medici nazisti. Testato durante l'invasione della Polonia, viene distribuito ai soldati delle divisioni corazzate di Guderian e Rommel in procinto di attraversare le Ardenne e inventare il Blitzkrieg, quando la velocità dei mezzi e la capacità di resistenza degli uomini diventano un fattore decisivo. Il resto è storia.
Norman Ohler, Tossici - L'arma segreta del Reich. La droga nella Germania nazista, Rizzoli 2016

Nel 1880 il giovane Arthur Conan Doyle, ancora studente universitario, si imbarca quasi per caso come medico di bordo sulla baleniera Hope, diretta al Polo Nord: i lunghi mesi che seguiranno, tra cacce sanguinose, animali feroci, esplorazioni, tempeste e comiche disavventure, cambieranno la sua vita per sempre. Avventura nell'Artico è il diario in cui Conan Doyle racconta le sue esperienze in quelle regioni remote e sconosciute, un personale romanzo di formazione tra i ghiacci del Polo. E quando non bastano le parole, aggiunge minuziose illustrazioni: disegna barche, marinai, balene, orsi polari, panorami e tramonti tracciati a colori nei momenti di tranquillità, cullato dal rollio placido della nave.
Arthur Conan Doyle, Avventura nell'Artico, UTET 2016

16 gennaio 2017

I nostri consigli

Una storia coinvolgente nella quale si intrecciano due viaggi: una famiglia di rifugiati ebrei che fugge dalle persecuzioni e un giovane uomo che tenta di ricomporre i pezzi del proprio passato. Alla fine della Guerra Fredda, Lev Golinkin e la sua famiglia attraversarono il confine sovietico con appena dieci valigette, 600 dollari e la vaga promessa di aiuto, una volta giunti a Vienna. Aveva nove anni. Tempo dopo, Lev, oramai diventato un adulto americano, decide di ripercorrere il viaggio della sua famiglia, ritrovare gli sconosciuti che combatterono per la sua libertà e costruire il suo futuro, attraverso la comprensione del suo passato.
Lev Golinkin, Uno zaino, un orso e otto casse di vodka, Baldini&Castoldi 2017

Può una donna decidere di cambiare vita a settant'anni? Secondo Ellinor, sì. Anche se ha sempre lasciato che fossero le circostanze a scegliere per lei, appena rimasta vedova abbandona gli agi di un quartiere di lusso di Copenaghen per tornare in quello operaio dove ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza. Il quartiere è cambiato: adesso ci sono prostitute, pusher e hipster, ma a lei non importa, le basta solo che dalle finestre della sua nuova casa si veda il portone di quella dove ha vissuto da bambina. In una lunga lettera alla sua migliore amica morta tanti anni prima, Ellinor fa il bilancio della propria vita, segnata da inganni e tradimenti, da dolori e lutti e da un grande, terribile segreto. 
Jens Christian Grondahl, Spesso sono felice, Feltrinelli 2017

"Gli scrittori lavorano nelle tenebre, e come ciechi soppesano l'oscurità" ha detto José Saramago. Ma è davvero possibile raccontare una figura sfaccettata, mutevole e imprevedibile come quella di chi per mestiere inventa mondi? Come rintracciare la sua natura autentica negli abissi dell'immaginazione in cui lavora? Forse bisognerebbe partire dalle cose concrete, dalle pulsioni più animali, dai difetti. Questa è la risposta di Luca Ricci, in un ritratto composto da quattordici istantanee - fulminanti, indiscrete, perfette - che sono anche quattordici racconti d'amore: perché è l'amore, a ben vedere, il difetto più evidente, e necessario, di ogni essere umano.
Luca Ricci, I difetti fondamentali, Rizzoli 2017

In una New York fervida e sontuosa vivono quattro ragazzi, ex compagni di college, che da sempre sono stati vicini l'uno all'altro. Si sono trasferiti nella metropoli da una cittadina del New England, e all'inizio sono sostenuti solo dalla loro amicizia e dall'ambizione. Willem, dall'animo gentile, vuole fare l'attore. JB, scaltro e a volte crudele, insegue un accesso al mondo dell'arte. Malcolm è un architetto frustrato in uno studio prestigioso. Jude, avvocato brillante e di enigmatica riservatezza, è il loro centro di gravità. Nei suoi riguardi l'affetto e la solidarietà prendono una piega differente per lui i ragazzi hanno una cura particolare, una sensibilità speciale e tormentata, perché la sua vita sempre oscilla tra la luce del riscatto e il baratro dell'autodistruzione. Intorno a Jude, al suo passato alla sua lotta per conquistarsi un futuro, si plasmano campi di forze e tensioni, lealtà e tradimenti, sogni e disperazione. E la sua storia diventa una disamina, magnifica e perturbante, della crudeltà umana e del potere taumaturgico dell'amicizia.
Hanya Yanagihara, Una vita come tante, Sellerio 2016

14 gennaio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Una delle più vive preoccupazioni condivise dagli uomini è da sempre quella di sapere cosa ci sarà dopo la morte. Ben prima che Dante scrivesse la sua immortale Commedia, santi e visionari, agiografi e biografi, cronachisti e chierici, vollero preannunciare al mondo ciò che avrebbero goduto gli eletti e i supplizi e le pene che sarebbero state riservate ai malvagi. In questo libro, vero e proprio "Baedeker" dell'Aldilà, sono raccolte le più importanti testimonianze di coloro che, nel mondo antico e medievale, sostennero in buona fede di aver visitato il Cielo e l'Inferno. Con spirito laico e illuminista, poco incline a svenevolezze di qualsiasi genere, Delepierre, grande bibliofilo e storico, segue lo sviluppo della "visione" attraverso i secoli, riproponendo qui in maniera succinta quei racconti che, oltre ad aver preparato il terreno al capolavoro dantesco - fornendo molti dettagli per il mondo infernale -, influirono decisamente sulla teologia del Cristianesimo occidentale, arrivando a determinare la nascita del Purgatorio.
Octave Delepierre, L'Inferno descritto da chi l'ha visto, La Vita Felice 2017

Colpito dalla cattiva sorte - la morte di una persona cara, la perdita del raccolto, un disastro naturale - l'uomo primitivo ascriveva l'evento all'agire di forze maligne scatenate dalla violazione di un tabù, e andava alla ricerca del colpevole. L'uomo moderno, invece, ritiene di essere in grado di stabilire una relazione tra cause materiali ed effetto senza ricorrere alla magia. Ma il processo di attribuzione della colpa, lungi dal costituire una falla nel pensiero dei primitivi, getta luce sul patto sociale che regge una comunità e sulle strategie messe in atto per difenderla dai nemici interni ed esterni.
Mary Douglas, Purezza e pericolo, Il Mulino 2013



Perché ancora oggi in Italia stenta ad affermarsi una cultura politica riformista? Per quale motivo persistono, tanto a destra quanto a sinistra, consistenti tracce di populismo e di estremismo? Perché abbiamo avuto il più grande Partito comunista dell'Occidente e non è riuscita a mettere radici una solida socialdemocrazia di tipo europeo? E su quale terreno affonda le radici il terrorismo, da noi così virulento? Il tentativo di rispondere a queste domande, più che mai attuali, non può prescindere da un'analisi della storia del nostro Paese che ponga al centro il mito della rivoluzione. Un mito non soltanto italiano, ma che in Italia si è dimostrato particolarmente vitale e incisivo.
Paolo Buchignani, Ribelli d'Italia, Marsilio 2017


Se alla Rivoluzione Francese, e ai suoi protagonisti, sono state dedicate intere biblioteche, ben pochi sono, al loro confronto, gli studi dedicati a chi, invece, alla Rivoluzione si oppose. Questo saggio, scritto da un apprezzato studioso e filosofo cattolico, nato a Budapest ed emigrato negli USA, fa il punto sulle idee, tutt'altro che  superficiali o effimere, che mossero gli avversari della Rivoluzione, protagonisti di una corrente di pensiero viva e feconda dal 1789 sino all'inizio del Novecento.
Thomas Molnar, La controrivoluzione, Oaks 2016